Dal francese all’italiano, andata e ritorno: Astrid Guillet racconta la sua esperienza al Liceo Leonardo da Vinci

Al Liceo Linguistico “Leonardo da Vinci” di Alba lo studio delle lingue non si ferma ai libri di testo: passa attraverso le voci, gli accenti, le esperienze e gli incontri con chi una lingua la vive ogni giorno. La presenza di lettori e insegnanti madrelingua, gli scambi con scuole estere, i soggiorni studio e le attività interculturali rappresentano infatti una parte importante dell’offerta formativa, che accompagna gli studenti nella conoscenza di più sistemi linguistici e culturali.

In questo percorso si inserisce anche l’esperienza di Astrid Guillet, studentessa francese originaria di Poitiers, impegnata nel Master FLE per diventare insegnante di francese in Italia. Durante il suo stage al "da Vinci", Astrid ha incontrato classi, docenti e colleghi, portando con sé non solo la lingua francese, ma anche uno sguardo giovane, curioso e profondamente interculturale. In questa intervista, proposta in italiano e in francese, racconta il suo percorso, il legame con l’Italia e Alba, le scoperte fatte in classe e il messaggio che lascia agli studenti.


Intervista in italiano

Puoi presentarti e raccontarci da dove vieni, che cosa studi e perché hai scelto di diventare insegnante di francese L2?

Mi chiamo Astrid Guillet, ho 23 anni e vengo da Poitiers, una città a ovest della Francia, sopra Bordeaux. In questo momento sto finendo il secondo e ultimo anno di Master FLE, per diventare insegnante di francese in Italia. In realtà non posso dire di aver scelto davvero questo mestiere: è un po’ lui che ha scelto me. Sin da piccola ho sempre voluto fare la maestra o la professoressa di francese.

Perché proprio l’Italia? Tutto è nato durante una gita scolastica a Roma, quando ero alle medie. Avevo 13 anni e mi sono innamorata dell’Italia. Da allora questa idea non mi ha mai lasciata e, piano piano, il progetto sta finalmente diventando realtà.

Com’è nata l’idea di fare questa esperienza nella nostra scuola e che cosa ti aspettavi prima di arrivare in Italia?

Ho scelto di venire al Liceo Da Vinci perché volevo fare esperienza in un liceo, dato che prima avevo già svolto diversi stage alle medie. All’inizio non è stato facilissimo trovare una scuola pronta ad accogliermi, ma ho avuto la fortuna di incontrare delle persone splendide ad Alba, che mi hanno permesso di entrare in contatto con Chiara Silvestro e di ottenere questo stage.

Prima di arrivare non avevo aspettative particolari. Ero soprattutto curiosa di scoprire una nuova scuola e nuovi colleghi. Inoltre speravo anche di ritrovare alcuni ex alunni conosciuti alle medie: ero davvero entusiasta. Era anche la terza volta che venivo ad Alba e ormai posso dire che è la mia città del cuore, quindi non avevo nessuna paura.

Che cosa ti ha colpita di più del modo di lavorare in classe qui, rispetto alla tua esperienza in Francia?

In realtà ho poca esperienza di insegnamento in Francia, a parte i corsi seguiti all’università, perché ho sempre fatto i miei stage qui in Italia. Però, confrontando un po’ il sistema scolastico francese con quello italiano, ci sono sicuramente delle differenze. Per esempio, in letteratura qui gli studenti studiano tantissimi autori diversi, mentre al liceo in Francia io dovevo leggere opere intere, che poi analizzavamo pagina per pagina.

Quali difficoltà e quali soddisfazioni hai incontrato nell’insegnare o osservare il francese come lingua straniera?

All’inizio ero un po’ preoccupata all’idea di insegnare nelle classi quinte, perché gli studenti hanno quasi la mia età. Avevo paura di non riuscire ad avere abbastanza autorevolezza e credibilità e di passare per “l’amica francese” o “la giovane senza esperienza”. Anche perché sono bassa, mi vesto come tutti i ragazzi del liceo e vado in giro con lo zaino come loro! Infatti, spesso mi hanno scambiata per una studentessa.

Alla fine, però, devo dire che insegnare in queste classi è stata una grandissima soddisfazione, perché il livello di francese è molto alto e quindi si può parlare di tutto con più facilità, senza dover sempre cercare parole semplici per farsi capire.

In generale sono stata davvero felicissima di questa esperienza, sia con tutte le classi che ho incontrato sia con i colleghi, tutti bravissimi e meravigliosi.

Che cosa hai imparato da questa esperienza, sia sul piano professionale sia su quello personale?

Dal punto di vista professionale ho imparato a insegnare a studenti più grandi, con livelli diversi e soprattutto indirizzi diversi, perché ci sono comunque differenze tra un liceo economico-sociale e un liceo linguistico. Per me era una novità e mi ha permesso di imparare tantissimo, di mettere in pratica quello che avevo studiato all’università e anche di mettermi alla prova affrontando temi a cui non ero abituata.

Dal punto di vista personale, invece, ho avuto la fortuna di conoscere nuove persone e di aggiungere altri numeri italiani nella rubrica del telefono: a questo ritmo presto avrò più +39 che +33! Inoltre, mi sono sentita ancora più legata ad Alba, un posto dove già mi sentivo a casa.

Che messaggio daresti agli studenti italiani che studiano il francese e magari pensano che sia una lingua “difficile” o lontana dalla loro vita quotidiana?

Agli studenti direi di continuare a studiare le lingue con lo stesso impegno che stanno dimostrando adesso. E direi anche di lasciare un po’ di spazio in più alle altre lingue oltre all’inglese, soprattutto al francese. È importante ricordare che il francese non si parla solo in Francia: può essere una grande opportunità per viaggiare e lavorare in tantissimi Paesi del mondo, perché è una lingua molto più diffusa di quanto si pensi.

E poi qui gli studenti hanno anche la fortuna di vivere a poche ore dalla Costa Azzurra, cosa che non capita a tutti.

Per quanto riguarda la vita quotidiana, i libri di francese insistono sempre di più sull’importanza di saper usare la lingua nella vita reale e non solo a scuola. Secondo me il francese è già molto presente nella quotidianità degli studenti, perché ascoltano tante canzoni francesi e hanno la possibilità di fare molti viaggi scolastici, soprattutto in Francia.

C’è un episodio, un momento in classe o un piccolo ricordo di queste settimane che porterai con te?

Scegliere un solo episodio o un solo ricordo è impossibile! Ne ho migliaia che vorrei conservare il più a lungo possibile, sia con gli studenti sia con i colleghi.

Ho avuto diverse occasioni di insegnare da sola quando i professori di francese erano via per accompagnare visite d’istruzione, e quelle ore sono state davvero gratificanti per me — e spero anche per gli studenti! Mi sono divertita tantissimo soprattutto con le classi quinte.

Ho anche un ricordo bellissimo della settimana passata con i corrispondenti francesi di Vence: mi sono sentita completamente parte di questa piccola famiglia di insegnanti di francese, a cui mi sono affezionata moltissimo.

Per questo non ringrazierò mai abbastanza Chiara Silvestro, Antonella Gribaudo, Eddi Vencia, Clizia Beltramin, Ausilia Bulcassino, Melissa Sarullo e Marie-France Bousquet per tutti i momenti condivisi, in classe o davanti a un caffè, per tutto quello che mi hanno insegnato e per la loro infinita gentilezza.


Interview en français

Peux-tu te présenter et nous raconter d’où tu viens, ce que tu étudies et pourquoi tu as choisi de devenir professeure de français langue étrangère?

Je m’appelle Astrid Guillet, j’ai 23 ans et je viens de Poitiers, une ville située à l’ouest de la France, au-dessus de Bordeaux. Je suis actuellement en train de finir la deuxième et dernière année de Master FLE, dans le but de devenir professeure de français en Italie. Je n’ai pas réellement choisi ce métier: je dirais plutôt qu’il est venu directement à moi. En effet, depuis toute petite, j’ai toujours voulu être maîtresse ou professeure de français.

Quant à mon envie d’enseigner en Italie, elle vient d’un voyage scolaire à Rome quand j’étais au collège. J’avais 13 ans et je suis tombée amoureuse de l’Italie. Depuis, cette idée ne m’a jamais quittée et, petit à petit, j’arrive enfin au bout d’un projet qui se concrétise de plus en plus.

Comment est née l’idée de vivre cette expérience dans notre lycée et qu’attendais-tu avant d’arriver en Italie?

J’ai choisi de venir au lycée Da Vinci tout d’abord parce que je souhaitais avoir une expérience dans un lycée, ayant déjà fait différents stages dans un collège. Au départ, j’ai eu quelques difficultés à trouver un établissement qui souhaiterait m’accueillir, mais j’ai eu la chance de connaître de belles personnes à Alba, qui m’ont permis d’entrer en contact avec Chiara Silvestro et d’obtenir une place pour mon stage.

Avant d’arriver, je n’avais pas d’attente particulière. J’avais surtout hâte de découvrir une nouvelle école et de nouveaux collègues. Je m’attendais aussi à retrouver quelques anciens élèves connus au collège, donc j’étais très enthousiaste. De plus, c’était la troisième fois que je venais à Alba et maintenant je peux affirmer qu’il s’agit de ma ville de cœur: je n’avais donc aucune crainte.

Qu’est-ce qui t’a le plus frappée dans la manière de travailler en classe ici, par rapport à ton expérience en France?

En réalité, j’ai peu d’expérience en France en dehors des cours suivis à l’université, car j’ai toujours réalisé mes stages ici. Mais si je compare un peu le système scolaire français et le système italien, il est vrai qu’il y a quelques différences. Par exemple, en littérature, les élèves étudient beaucoup d’auteurs différents, tandis que moi, au lycée, je devais lire des œuvres entières que l’on étudiait ensuite page par page.

Quelles difficultés et quelles satisfactions as-tu rencontrées en enseignant ou en observant le français comme langue étrangère?

Au départ, j’appréhendais un peu d’enseigner dans les classes terminales, car les élèves ont presque le même âge que moi. Je me suis dit qu’il fallait que je trouve une certaine forme d’autorité et de crédibilité face à eux pour ne pas passer pour “l’amie française” ou “la jeune sans expérience”. D’autant plus que je suis petite, je m’habille comme tous les jeunes du lycée et je me promène avec mon sac à dos comme tous les élèves! Beaucoup de personnes m’ont d’ailleurs souvent prise pour une élève.

Au final, je dois dire qu’enseigner dans ces classes en particulier a été une grande satisfaction, car le niveau de français est assez élevé et on peut donc parler de tout plus facilement, sans trop devoir penser aux mots à utiliser pour être comprise.

De manière générale, j’ai été pleinement satisfaite de cette expérience, avec toutes les classes que j’ai pu rencontrer et avec tous les collègues, aussi merveilleux que compétents.

Qu’as-tu appris grâce à cette expérience, aussi bien sur le plan professionnel que personnel?

D’un point de vue professionnel, j’ai appris à enseigner à des élèves plus grands, avec des niveaux différents et surtout dans des filières différentes, puisqu’il y a quand même quelques différences entre la filière économique et sociale et la filière linguistique. C’était une nouveauté pour moi et cela m’a permis d’apprendre beaucoup, de mettre en application certains points vus en cours à l’université et de relever quelques défis quand j’ai dû aborder des thèmes dont je n’avais pas l’habitude.

D’un point de vue personnel, j’ai eu la chance de connaître de nouvelles personnes et d’ajouter d’autres contacts italiens dans mon téléphone: à ce rythme-là, il y aura bientôt plus de +39 que de +33! J’ai aussi continué à m’ancrer un peu plus à Alba, là où je me sentais déjà chez moi.

Quel message donnerais-tu aux élèves italiens qui étudient le français et qui pensent peut-être que c’est une langue “difficile” ou éloignée de leur vie quotidienne?

Je leur dirais de poursuivre leur apprentissage comme ils le font très bien maintenant. Je leur dirais aussi de laisser un peu de place aux autres langues, au-delà de l’anglais, et en particulier au français. Il est important de rappeler qu’on ne parle pas français uniquement en France: cela peut être une grande opportunité pour voyager et travailler dans de nombreux pays du monde, car c’est une langue bien plus présente qu’on ne le pense.

Et ici, les élèves ont aussi la chance d’habiter à seulement quelques petites heures de la Côte d’Azur, ce qui n’est pas donné à tout le monde.

En ce qui concerne la vie quotidienne, les manuels de français mettent de plus en plus en avant l’importance de savoir utiliser une langue dans la vie réelle et pas seulement à l’école. Selon moi, le français est déjà assez présent dans le quotidien de la plupart des élèves: ils écoutent beaucoup de chansons françaises et ont la chance de faire de nombreux voyages scolaires, notamment en France.

Y a-t-il un épisode, un moment en classe ou un petit souvenir de ces semaines que tu emporteras avec toi?

Un seul épisode ou un seul souvenir? C’est impossible! J’en ai des milliers en tête, que je souhaite conserver le plus longtemps possible, aussi bien avec les élèves qu’avec les collègues.

J’ai eu plusieurs occasions d’enseigner seule quand les professeurs de français étaient parfois en voyage scolaire, et ces heures ont été très gratifiantes pour moi — et j’espère pour les élèves aussi! J’ai beaucoup ri avec les classes terminales notamment.

J’ai aussi de très bons souvenirs de la semaine passée avec les correspondants français de Vence, où je me suis sentie pleinement intégrée dans cette petite famille de professeurs de français à laquelle je me suis beaucoup attachée.

C’est pourquoi je ne remercierai jamais assez Chiara Silvestro, Antonella Gribaudo, Eddi Vencia, Clizia Beltramin, Ausilia Bulcassino, Melissa Sarullo et Marie-France Bousquet pour tous les moments passés ensemble, en classe ou autour d’un café, pour tout ce qu’ils m’ont appris et pour leur gentillesse infinie.